La pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2026 di NVIDIA ha catalizzato l’attenzione dei mercati globali, generando uno dei picchi di volatilità più alti degli ultimi mesi nel settore tecnologico e, in particolare, nelle aziende legate all’intelligenza artificiale. Il clima di attesa ha sfociato nell’ampliamento degli spread sui derivati azionari e in un aumento dei volumi di negoziazione sulle principali piazze mondiali a ridosso della pubblicazione.
La forza dell’AI contro la parabola discendente del Gaming
NVIDIA ha registrato un trimestre da record, totalizzando ricavi per 57 miliardi di dollari (+62% su base annua), con una marginalità straordinaria nel segmento Data Center, principale motore della crescita, che segna il sorpasso definitivo sulle divisioni dedicate al Gaming. Oggi la domanda di GPU e infrastrutture legate all’AI rappresenta oltre l’80% dei ricavi totali, con il gaming in progressiva erosione rispetto ai picchi pre-2022. Le nuove commesse di data center e cloud providers testimoniano che la “AI revolution” per NVIDIA non rallenta, con ordini di piattaforme Blackwell sold-out su scala globale e margini futuri tutt’altro che compressi.
Lo scetticismo di Burry: AI “dealer funded” e ruolo dei fornitori
Nonostante l’euforia su numeri e guidance, analisti come Michael Burry pongono diversi warning critici. Il rischio maggiore, secondo Burry, è che gran parte della crescita sia alimentata da rapporti incrociati tra hyperscaler: i principali clienti delle soluzioni AI (i grandi cloud provider) sono spesso anche investitori e fornitori delle stesse startup e aziende AI, generando catene di acquisti “dealer-funded” più finanziati dal sistema che dalla redditività finale della tecnologia stessa. Inoltre, c’è una tendenza estesa a spalmare l’ammortamento dei server AI su periodi troppo lunghi per gonfiare l’EPS, dando una percezione distorta dei ritorni reali per gli azionisti.
Scenari: cosa succede se scoppia la bolla dell’IA?
Se la corsa all’AI dovesse dimostrarsi non sostenuta dai flussi di cassa, lo scenario sarebbe quello di una correzione violenta sul prezzo delle azioni delle Big Tech AI e di fornitori come NVIDIA. Le principali conseguenze potrebbero essere:
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Azioni: vendite massicce innescherebbero drawdown superiori anche al 25% in singole sedute, come visto nel Nasdaq durante esplosioni di bolle precedenti.
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Obbligazioni: il repricing del rischio porterebbe a widenings degli spread soprattutto nei bond tech e high-yield legati alle infrastrutture digitali, replicando dinamiche già viste con il debito Oracle post-investimenti AI.
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Beni rifugio: l’oro e, in parte, i Treasury americani tenderebbero a rafforzarsi in un flight-to-quality, almeno nella prima fase di shock sistemico.
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