Blockbuster e la Miopia Strategica: Lezioni di Risk Management per le PMI
La storia di Blockbuster rappresenta uno dei casi più emblematici di fallimento strategico nell’era moderna. Nel 2000, l’azienda dominava il mercato del noleggio video con oltre 9.000 negozi in tutto il mondo, generando miliardi di dollari di fatturato. Eppure, appena dieci anni dopo, nel 2010, dichiarava bancarotta. Come può un gigante apparentemente imbattibile crollare così rapidamente?
La risposta risiede in una serie di decisioni strategiche miopi che hanno ignorato sistematicamente i segnali di cambiamento del mercato. Hanno trasformato quello che sembrava un impero indistruttibile in un caso da manuale di gestione inadeguata del rischio strategico. Questo business case offre lezioni fondamentali per le piccole e medie imprese italiane che oggi si trovano ad affrontare sfide simili: trasformazione digitale, evoluzione dei modelli di consumo e disruption tecnologica. Come vedremo analizzando il caso Blockbuster, la capacità di riconoscere e gestire proattivamente i rischi strategici può fare la differenza tra la sopravvivenza e l’obsolescenza.
Il Modello di Business di Blockbuster: Un Castello Costruito sulla Sabbia
La Formula del Successo Iniziale
Quando David Cook fondò Blockbuster nel 1985 a Dallas, Texas, rivoluzionò il settore del videonoleggio. Il primo negozio aprì il 19 ottobre 1985 con oltre 8.000 videocassette e 6.500 titoli disponibili, un’offerta incomparabilmente superiore a quella dei concorrenti dell’epoca. Cook, proveniente dal settore informatico dopo il fallimento della sua società di software per l’industria petrolifera, applicò al videonoleggio principi di efficienza operativa all’avanguardia: scaffali ordinati per massima visibilità, sistemi di codici a barre per transazioni rapide, e un database computerizzato per tracciare i movimenti delle pellicole.
Il modello strategico di Blockbuster si basava su negozi fisici posizionati strategicamente nei centri urbani e suburbani, trasformando l’esperienza di noleggio in un evento sociale e familiare. I clienti non si recavano nei negozi solo per affittare film, ma anche per acquistare snacks, popcorn e bevande, creando un ecosistema di intrattenimento domestico. La prima sera di apertura fu così travolgente che Cook ricordò: “Eravamo così assaliti dai clienti che abbiamo dovuto chiudere la porta per evitare che venissero altre persone”.
La Dipendenza dalle Late Fees: Un Modello Insostenibile
Il vero tallone d’Achille di Blockbuster, tuttavia, risiedeva nella sua struttura di ricavi. Nel 2000, l’azienda incassò oltre 800 milioni di dollari dalle sole penali per ritardi nella restituzione, che rappresentavano il 16% del fatturato totale. Questo modello di business era fondamentalmente problematico per diverse ragioni strategiche e di risk management.
In primo luogo, le penali erano profondamente impopolari tra i clienti. Blockbuster addebitava 1 dollaro al giorno per ogni titolo restituito in ritardo, fino a un massimo di 10 giorni, una cifra che poteva raddoppiare o triplicare il costo effettivo del noleggio. Questa politica generava frustrazione e risentimento, minando la fedeltà della clientela e creando un’opportunità di mercato per qualsiasi competitor disposto a offrire un’alternativa. Come evidenziato da un’analisi del settore, “un modello di business che dipende dal punire i propri clienti” era intrinsecamente vulnerabile.
In secondo luogo, questa dipendenza finanziaria dalle penali creò un conflitto di interessi strategico: Blockbuster aveva un incentivo economico a mantenere politiche impopolari che massimizzavano i ricavi a breve termine, ma al costo di danneggiare la relazione con i clienti e la reputazione del brand a lungo termine. Dal punto di vista del risk management, questa configurazione rappresentava un rischio strategico critico non adeguatamente valutato dalla leadership aziendale.
L’Offerta Rifiutata: La Decisione da 50 Milioni che Costò Miliardi

L’Incontro che Cambiò la Storia
Nel 2000, in piena crisi della bolla dot-com, Reed Hastings e Marc Randolph, fondatori di Netflix, si recarono presso la sede di Blockbuster con una proposta audace: vendere la loro giovane startup per 50 milioni di dollari. All’epoca, Netflix era una piccola azienda che offriva noleggio di DVD via posta postale, un modello di nicchia che stentava a decollare finanziariamente. L’idea alla base della proposta era semplice: Netflix sarebbe diventata la divisione online di Blockbuster, occupandosi del servizio di noleggio via internet mentre Blockbuster avrebbe mantenuto il controllo della rete fisica.
John Antioco, CEO di Blockbuster all’epoca, rifiutò categoricamente l’offerta, considerando Netflix un player marginale e il prezzo eccessivo. Secondo alcune testimonianze, la proposta fu addirittura accolta con risate, riflettendo l’atteggiamento di superiorità e l’eccessiva fiducia nei propri asset che caratterizzava la leadership di Blockbuster. Nel 2008, Jim Keyes, successivo CEO di Blockbuster, dichiarò pubblicamente: “Né RedBox, né Netflix sono lontanamente sul nostro radar in quanto a competitività”. Meno di due anni dopo, Blockbuster sarebbe entrata in bancarotta.
L’Analisi della Miopia Strategica
Questa decisione rappresenta un caso da manuale di rischio strategico ignorato. Dal punto di vista del framework COSO ERM (Enterprise Risk Management), Blockbuster commise errori fondamentali nell’identificazione e valutazione dei rischi emergenti. Invece di analizzare oggettivamente le tendenze del mercato e le preferenze in evoluzione dei consumatori, la leadership si basò su assunzioni obsolete e su una visione rigida del proprio modello di business.
Come sottolineato da un’analisi di Forbes, “Blockbuster fallì perché la sua leadership aveva costruito una macchina operativa ben oliata. Era una rete molto stretta che poteva eseguire con estrema efficienza, ma poco adatta a lasciar entrare nuove informazioni”. Questa incapacità di integrare segnali deboli e informazioni esterne nelle decisioni strategiche rappresenta una delle principali vulnerabilità identificate dal COSO ERM Framework.
Le imprese italiane possono trarre lezioni cruciali da questo errore. Secondo l’Osservatorio CINEAS-Mediobanca, solo una parte delle medie imprese in Italia ha una sensibilità strutturata alla gestione del rischio strategico. La pandemia del 2020 ha dimostrato quanto le PMI fossero impreparate di fronte a disruption inattese, e la storia di Blockbuster evidenzia come anche i leader di mercato possano essere vulnerabili se non integrano il risk management nella strategia aziendale.
Netflix: L’Arte di Trasformare il Punto di Forza del Competitor in Debolezza
Il Modello “No Late Fees”
La genesi di Netflix è legata proprio all’esperienza negativa di Reed Hastings con le penali di Blockbuster. Nel 1997, dopo aver ricevuto una multa di 40 dollari per la restituzione tardiva del DVD di “Apollo 13”, Hastings concepì l’idea di un servizio di noleggio che eliminasse completamente le penali. Questo non fu semplicemente un dettaglio operativo, ma il pilastro strategico fondamentale su cui Netflix costruì la propria identità di marca.
Nel 1999, Netflix introdusse un modello di abbonamento mensile che permetteva ai clienti di noleggiare un numero illimitato di DVD per una tariffa fissa, senza alcuna penale per i ritardi. Questa proposta di valore attaccava direttamente il punto più vulnerabile di Blockbuster: la frustrazione dei clienti per le late fees. Come evidenziato da un’analisi del settore, “Netflix trasformò il punto di forza del competitor in una debolezza. Blockbuster era dipendente dai ricavi delle penali. Netflix costruì l’intero modello sull’essere l’alternativa senza penali”.
La Rivoluzione dello Streaming
Il vero colpo di grazia arrivò nel 2007, quando Netflix lanciò il servizio di streaming online, permettendo ai clienti di guardare film e serie TV istantaneamente senza bisogno di DVD fisici. Questa mossa coincise con la rapida diffusione della banda larga ad alta velocità e rappresentò un cambiamento paradigmatico nel modo in cui i consumatori fruivano dei contenuti audiovisivi.
Mentre Netflix abbracciava la trasformazione digitale, Blockbuster rimase ancorata al proprio modello di negozi fisici. Anche quando tentò di lanciare un servizio online nel 2004, l’azienda incontrò resistenze interne e conflitti strategici tra la divisione fisica e quella digitale. La cannibalizzazione dei ricavi dei negozi fisici venne vista come un rischio da evitare, piuttosto che come un’inevitabile evoluzione del mercato da anticipare.
I Rischi Ignorati: Una Prospettiva di Enterprise Risk Management
Rischio Strategico: Rigidità del Modello di Business
Dal punto di vista del COSO ERM Framework, Blockbuster fallì nel gestire il rischio strategico legato all’evoluzione tecnologica e ai cambiamenti nei comportamenti dei consumatori. Secondo la classificazione dei rischi nelle PMI, i rischi strategici “derivano da decisioni che influenzano gli obiettivi e la direzione a lungo termine dell’impresa”, e richiedono “una pianificazione attenta e una valutazione costante del panorama competitivo e delle tendenze di mercato”.
Blockbuster non solo mancò di valutare correttamente queste tendenze, ma si trovò in una trappola dell’incumbent: aveva troppo da perdere nel breve termine dismettendo il proprio modello tradizionale. Come evidenziato in un’analisi dei nuovi modelli di business, “per salvarsi, Blockbuster avrebbe dovuto cambiare completamente il proprio modello di business, liberarsi dagli store e puntare tutto su internet – un cambiamento che i dirigenti erano ben consapevoli ma che il brand non sarebbe stato in grado di sopportare”.
Questa situazione riflette un dilemma comune nelle PMI italiane. Secondo un rapporto OECD 2025, le PMI italiane generano il 70% del valore aggiunto nazionale e impiegano l’80% della forza lavoro privata, ma molte faticano ad adattarsi alla disruption digitale. Il rischio di rimanere ancorati a modelli di business obsoleti è particolarmente critico in un contesto dove “non esistono più aziende veramente ‘locali'”, e anche le PMI sono esposte a rischi sistemici globali. A ciò si aggiunge la miopia degli imprenditori di aziende familiari con il motto “si è sempre fatto così e si è sempre funzionato”.
Rischio di Disruption Tecnologica
Il caso Blockbuster esemplifica il rischio di disruption tecnologica, definito come il rischio che nuove tecnologie rendano obsoleti prodotti, servizi, mercati o interi modelli di business esistenti. Come evidenziato da esperti di risk management, “le aziende che non innovano tendono a subire un processo di ‘blockbusterizzazione’, per cui vengono spazzate via dal mercato da un’azienda che si presenta con un modello di business completamente nuovo”.
Blockbuster aveva accesso a tutte le informazioni necessarie per prevedere questa disruption. Come sottolineato da un’analisi sui dati aziendali, “Blockbuster aveva ogni risorsa per vincere: un brand fidato, milioni di clienti e vaste quantità di dati. Quello che mancava era la capacità di agire su di essi”. L’azienda disponeva di dati su comportamenti di noleggio, frequenza delle visite e pattern delle penali, ma interpretò questi dati attraverso la lente del proprio modello esistente, vedendo le penali come fonte di ricavo piuttosto che come segnale di insoddisfazione dei clienti.
Rischio Reputazionale e Customer Experience
Un ulteriore rischio sottovalutato fu quello reputazionale legato alla customer experience negativa. Le late fees non erano semplicemente un dettaglio operativo, ma rappresentavano un elemento che danneggiava attivamente la relazione con i clienti e la percezione del brand. Quando Blockbuster tentò di eliminare le penali nel 2005, il danno era già fatto: perse 200 milioni di dollari di ricavi annui senza riuscire a recuperare la fiducia dei clienti.

Questa esperienza sottolinea l’importanza della gestione del rischio reputazionale nelle PMI. Come evidenziato dal framework COSO ERM, la reputazione aziendale è un asset critico che richiede monitoraggio costante e strategie di protezione proattive. Nel contesto digitale attuale, dove le esperienze negative si amplificano rapidamente attraverso i social media, le PMI devono integrare la customer experience nella propria strategia di risk management.
Lezioni per le PMI Italiane: Dalla Reattività alla Proattività
Sviluppare una Cultura del Rischio
La prima lezione fondamentale del caso Blockbuster per le PMI italiane riguarda la necessità di sviluppare una cultura del rischio diffusa a tutti i livelli organizzativi. Come evidenziato dall’Osservatorio sul Risk Management, solo il 67% delle medie imprese italiane elabora una mappatura dei rischi, e appena il 14% discute delle tematiche di rischio in Consiglio di Amministrazione. Questo dato rivela una scarsa integrazione del risk management nella governance strategica.
Secondo il framework COSO ERM 2023, il risk management deve essere integrato nella cultura aziendale e nel DNA dell’organizzazione. Questo significa superare l’approccio del “si è sempre fatto così” e sviluppare un mindset aperto al cambiamento e alla sperimentazione. Come sottolineato da esperti del settore, “nelle PMI, portare il tema del rischio in modo diffuso all’interno delle aziende, dai tavoli del Board ai manager di linea, è fondamentale”.
Monitorare i Segnali Deboli e i Rischi Emergenti
Blockbuster aveva tutti i segnali necessari per anticipare la disruption: l’ascesa dei DVD, la crescita della banda larga, i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori verso la convenienza. Tuttavia, l’azienda fallì nel riconoscere e interpretare questi segnali deboli come indicatori di rischi emergenti.
Le PMI italiane devono sviluppare capacità di intelligence di mercato e monitoraggio continuo dell’ambiente competitivo. Questo non richiede necessariamente risorse ingenti, ma piuttosto un approccio strutturato all’analisi delle tendenze. Come evidenziato dal COSO ERM Framework, la “portfolio view” dei rischi permette di identificare tempestivamente cambiamenti potenziali e rischi emergenti in una prospettiva di intera organizzazione.
Nel contesto delle PMI italiane, i principali rischi emergenti includono cyber incidents (primo rischio percepito secondo Allianz Risk Barometer 2025), business interruption e disruption della supply chain. Come evidenziato da un rapporto recente, “le PMI italiane sono esposte a rischi globali senza saperlo”, rendendo cruciale un approccio proattivo all’identificazione dei rischi.
Definire Risk Appetite e Tolleranza al Rischio
Un elemento critico ignorato da Blockbuster fu la mancata definizione del proprio risk appetite, ovvero i livelli di rischio che l’organizzazione è disposta ad accettare nel perseguimento dei propri obiettivi strategici. Quando Antioco tentò di trasformare il modello di business, incontrò resistenze interne da parte di chi vedeva le perdite di breve termine come inaccettabili, senza considerare il rischio esistenziale di non cambiare.
Nelle PMI italiane, secondo una ricerca PwC-Nedcommunity, solo il 50% del campione dispone di un risk appetite framework, e il 76% di chi non ne è dotato non ha intenzione di adottarlo. Questo rappresenta una vulnerabilità strategica significativa. Come evidenziato da esperti di risk management, “definire i confini di rischio e la gestione operativa” è essenziale per bilanciare innovazione e stabilità.
Investire nella Flessibilità Organizzativa e nell’Agilità Strategica
Una delle principali cause del fallimento di Blockbuster fu la rigidità organizzativa e l’incapacità di adattarsi rapidamente. Come evidenziato da Forbes, “i workflow profondamente radicati e gli investimenti nei negozi fisici resero la sperimentazione lenta, costosa e politicamente difficile”.
Le PMI italiane devono sviluppare capacità di agilità operativa e flessibilità strategica. Questo significa creare strutture organizzative che favoriscano la sperimentazione e l’apprendimento rapido, piuttosto che penalizzare i tentativi di innovazione. Come sottolineato da esperti di innovazione aziendale, “le aziende innovative hanno la flessibilità e i processi per provare cose nuove, fallire in fretta, imparare dalle loro esperienze ed errori, e avere successo”.
Nel contesto post-pandemico, caratterizzato da disruption continue delle supply chain e cambiamenti rapidi nelle condizioni di mercato, questa capacità di adattamento è diventata un fattore critico di sopravvivenza. Come evidenziato da un’analisi recente, “viene richiesto agli imprenditori e ai manager agilità operativa, capacità di reagire e, per quanto possibile, anticipare gli eventi per governare l’incertezza e trasformarla in un’occasione di crescita”.
Il Ruolo del Risk Manager nelle PMI
Chi Gestisce i Rischi?
Una delle sfide principali per le PMI italiane è l’organizzazione della funzione di risk management. Secondo l’Osservatorio sul Risk Management, solo il 6% delle piccole imprese ha una figura interna dedicata a tempo pieno alla gestione del rischio, percentuale che sale al 29% per le medie imprese e al 47% per le grandi. Nelle altre realtà, il rischio viene gestito in modo frammentato da diverse funzioni aziendali.
Il framework COSO ERM identifica tre linee di difesa integrate: la prima linea comprende il management e il personale operativo responsabili del controllo quotidiano; la seconda linea include funzioni di supporto come compliance, controllo di gestione e risk management; la terza linea è rappresentata dall’internal audit. Nelle PMI, queste funzioni possono essere svolte da risorse limitate, ma è essenziale che siano chiaramente definite e coordinate.
Il Risk Manager come Facilitatore del Cambiamento
Il caso Blockbuster evidenzia come il risk manager debba essere non solo un guardiano che identifica minacce, ma anche un facilitatore del cambiamento strategico. La funzione di risk management dovrebbe supportare il top management nell’anticipazione e gestione dei rischi di disruption, fornendo analisi oggettive che bilancino opportunità e minacce.
Come sottolineato da esperti del settore, “il risk management non è solo reagire a problemi quando si presentano, ma prepararsi in anticipo, definendo priorità, risorse e strategie”. Questo approccio proattivo richiede che il risk manager abbia accesso diretto al Board e sia coinvolto nelle decisioni strategiche, non relegato a una funzione puramente tecnica o di compliance.
Conclusioni: Dall’Impero alla Bancarotta – Un Monito per il Futuro
La parabola di Blockbuster, da gigante incontrastato con 9.000 negozi e miliardi di fatturato a simbolo del fallimento strategico nell’arco di un decennio, rappresenta uno dei casi più istruttivi di miopia strategica e gestione inadeguata del rischio nell’era moderna. Come evidenziato dalle analisi accademiche, “entrambi [Blockbuster e Movie Gallery] fallirono perché non si adattarono abbastanza velocemente. Una serie di scelte sbagliate da parte di Blockbuster, incluso il rifiuto dell’acquisizione di Netflix per soli 50 milioni di dollari, portò l’azienda al fallimento”.
Per le PMI italiane, che costituiscono il 99,9% del tessuto produttivo nazionale e affrontano sfide crescenti legate alla trasformazione digitale, alla disruption delle supply chain e ai rischi emergenti come la cybersecurity, le lezioni del caso Blockbuster sono di vitale importanza. Come sottolineato dal Codice della Crisi dell’Impresa e dell’Insolvenza, è obbligo dell’imprenditore dotare l’azienda di un assetto organizzativo in grado di garantire la continuità aziendale di fronte a situazioni di crisi.
Il passaggio dalla gestione reattiva del rischio a un approccio strategico e integrato non è più opzionale, ma una condizione di sopravvivenza. Come evidenziato da un recente rapporto AON , “il vero rischio è non innovare”. Le imprese che sapranno identificare tempestivamente i segnali di cambiamento, definire con chiarezza il proprio risk appetite, sviluppare flessibilità organizzativa e integrare il risk management nella strategia aziendale avranno maggiori probabilità di prosperare in un contesto caratterizzato da incertezza e disruption continua.
Blockbuster aveva tutte le risorse, il brand e i dati necessari per sopravvivere e adattarsi. Ciò che mancò fu la visione strategica, la cultura del rischio e la capacità di agire sulle informazioni disponibili. Oggi Netflix vale oltre 250 miliardi di dollari, mentre di Blockbuster rimane solo un ultimo negozio in Oregon – un monito permanente dei costi della miopia strategica e dell’incapacità di gestire proattivamente il rischio nel contesto di un mercato in rapida evoluzione.
Per le PMI italiane, la domanda non è se arriverà la prossima disruption, ma quando – e se saranno pronte ad affrontarla con gli strumenti del risk management strategico integrato nel DNA aziendale.
