Il risiko bancario rallenta il credito alle PMI: cosa fare adesso?
In breve: l’inchiesta su Mps-Mediobanca sta rallentando l’erogazione di credito alle PMI. I tempi di risposta si allungano di +50%, gli spread salgono e le garanzie richieste si fanno più pesanti. La soluzione? Diversifica le fonti di credito, comunica pro-attivamente con la tua banca, rivedi i piani finanziari. Le aziende preparate attraverseranno meglio questa fase.
Quando le grandi banche si combattono per il controllo del sistema, le piccole e medie imprese pagano il prezzo. È quello che sta accadendo in questi giorni con l’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca: indagati il numero uno di Mps Luigi Lovaglio, il presidente di Luxottica Leonardo Del Vecchio (tramite Delfin), l’imprenditore Caltagirone e il banchiere Paolo Milleri, con accuse che vanno dal patto occulto all’aggiotaggio. Mentre magistrati, Consob e BCE si muovono intorno a una manovra da oltre 13 miliardi di euro, quello che interessa davvero a chi ha un’azienda da finanziare è una domanda più semplice: come sarà il mio credito quando le banche hanno la testa altrove?
La risposta non è rassicurante. Quando le istituzioni creditizie sono sotto pressione investigativa e devono affrontare ristrutturazioni interne, il primo effetto collaterale è il rallentamento dell’erogazione di credito alle PMI. Il deterioramento del credito in Italia è già passato dal 2,4% nel 2023 al 3,5% nel 2024, e con l’incertezza attuale sui vertici bancari e sulla governance del terzo polo, le condizioni per le PMI si faranno ancora più stringenti.
I tre poli bancari italiani: dove si gioca la partita
| Polo Bancario | Istituti Principali | Caratteristiche Chiave |
| Intesa San Paolo | Intesa, ISP, Mediocredito | Dominante, maggiore per masse e profitti, forte nel retail |
| Unicredit | Unicredit, BPM (sotto pressione) | Pan-europeo, Secondo pilastro sistemico, forte nel corporate ed investment banking. |
| Mps-Mediobanca | Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, Generali (di cui il 13% è di Mediobanca) | In Consolidamento, punta alla Bancassicurazione controllo di Generali come posta vera |
Per capire il peso di questa tempesta, occorre prima orientarsi nella geografia del sistema bancario italiano. Intesa Sanpaolo rimane il polo dominante, con le maggiori masse e i profitti più consistenti, seguito da UniCredit come secondo pilastro sistemico paneuropeo. Ma il vero tema di questi giorni è la nascita del terzo polo, con Mps e Mediobanca che cercano di creare un nuovo operatore di primo piano, con lo sguardo rivolto al controllo di Generali (di cui Mediobanca detiene il 13%). È dentro questa mappa che si consumano le battaglie attuali, e dentro questa mappa che risentiranno le PMI che dipendono dal credito bancario per operare.
La tempesta sulle banche: cosa è successo
Andiamo al sodo: cosa è successo esattamente nella scalata di Mps a Mediobanca? A fine novembre scorso, la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi dei principali protagonisti, con l’ipotesi che dietro l’operazione ci fosse un accordo occulto tra Delfin (il veicolo di Del Vecchio), Caltagirone e la stessa Mps, coordinato forse anche dal Ministero dell’Economia. La Consob ha poi indagato sulla possibile violazione della regola “concerto”, ma lo scorso 5 dicembre ha smentito l’esistenza di un patto formale. Tuttavia, le indagini restano aperte e i risvolti sono tutt’altro che definiti.
Cosa significa tutto questo per il credito PMI? Tre cose concrete:
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La governance di Mps è in dubbio: l’AD, Lovaglio, potrebbe essere rimosso o si troverà costretto a dimettersi. Questo genera incertezza sulla continuità strategica della banca.
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L’operazione su Mediobanca potrebbe rallentare o bloccarsi: se le autorità ritengono che ci sia stata una violazione normativa, l’operazione potrebbe essere sospesa, con rimborsi agli azionisti e oneri legali significativi.
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Generali rimane nel limbo: se Mediobanca non consolida il controllo di Mps, anche la partita su Generali (dove Mediobanca aveva una quota rilevante) entra in una fase di stallo.
Ma il vero problema, per chi ha un’azienda, non è la geopolitica bancaria. È che quando una banca è sotto i riflettori della magistratura e della vigilanza europea (la BCE sta monitorando tutto), tende a concentrarsi internamente e a rallentare drasticamente l’esposizione ai rischi, e quindi l’erogazione di credito.
Come impatta concretamente il risiko bancario sul tuo credito
Ecco tre effetti che sentirai subito nella ricerca di un finanziamento:
1. Tempi di istruttoria più lunghi: da 20 a 40 giorni
Quando una banca è “under fire”, le decisioni di credito si centralizzano. Non è più la filiale che decide, ma gli uffici risk centrali, che dovranno dimostrare di aver fatto tutto “a regola d’arte” davanti a eventuali contestazioni. Risultato: le richieste di fido rinviate, i rinnovi di linee che slittano, le procedure che si irrigidiscono. Se oggi aspettavi una risposta in 15-20 giorni, preparati a 30-40.
2. Spread più alti e garanzie più pesanti
In fasi di incertezza sul credito bancario, le banche alzano gli spread (il margine che guadagnano su ogni prestito) e richiedono garanzie più robuste per compensare il rischio percepito. Dato attuale: il 50% delle imprese manifatturiere ritiene già inadeguato il costo del credito. Con la turbolenza su Mps-Mediobanca e l’effetto inchiesta, questa percentuale è destinata a salire significativamente.
3. Addio al credito paziente per investimenti strategici
Le PMI hanno bisogno di credito a lungo termine per la transizione digitale, energetica, per il PNRR e i co-finanziamenti europei. Questi progetti hanno cicli lunghi e richiedono banche disposte a stare nel gioco per anni. Se le banche sono distratte dalla propria sopravvivenza organizzativa, questi progetti rischiano di stare in stallo indefinitamente.
Cosa aspettarsi questa settimana: il calendario critico
I prossimi giorni saranno decisivi per il credito alle PMI. Attendersi:
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Sviluppi dell’inchiesta della Procura su Lovaglio e sul consiglio d’amministrazione di Mps.
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Primi segnali dalla BCE sulla governance e sulla continuità strategica di Mps.
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Ulteriore volatilità sui titoli bancari (Mps ha già perso il 12,6% settimana scorsa, anche se questa settimana sembra riprendersi).
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Un possibile stallo nell’erogazione di credito dalle banche coinvolte, in attesa che la situazione si chiarisca.
Come diversificare il credito aziendale: 3 mosse concrete
Non puoi fermare il risiko bancario, ma puoi prepararti a attraversarlo. Ecco le tre strategie operative che funzionano:
1. Diversifica le fonti di credito subito — non restare dipendente da una sola banca
Non restare dipendente da una sola banca. Contatta altre istituzioni creditizie, valuta linee alternative anche meno convenzionali (factoring, leasing, piattaforme di crowdfunding per PMI, finanziamenti da business angel). Più fonti hai, meno sarai esposto al rischio di una singola banca sotto pressione investigativa. Questa è la mossa numero uno per proteggerti dal rallentamento del credito PMI.
2. Comunica pro-attivamente con il tuo banchiere — non aspettare la telefonata
Se la tua linea di credito è in rinnovo, non aspettare la telefonata: chiama tu. Spiega i fondamentali della tua azienda, il piano di investimento, la stabilità dei flussi di cassa. Dimostra che sei preparato e che conosci i tuoi numeri. Una banca sotto pressione preferisce rinnovare il credito a un imprenditore che già conosce e che non rappresenta un’incognita. La trasparenza e la proattività pagano, soprattutto in fasi di incertezza.
3. Rivedi i covenants e i piani finanziari — arriva preparato alla revisione
Se la tua banca ti chiama per una revisione di credito (e molti lo faranno nelle prossime settimane), devi arrivare preparatissimo con un business plan robusto, numeri chiari e analisi di scenario concreto. Non improvvisare: le banche in questa fase sono ancora più rigorose del solito. Un piano finanziario solido e credibile può fare la differenza tra ottenere credito e vedersi rinnovato con difficoltà.
Il conto alla rovescia è iniziato: agisci nei prossimi 30-60 giorni
L’incertezza nel sistema bancario italiano è temporanea, ma reale. Il risiko bancario rallenta il credito PMI ed è una realtà che gli imprenditori devono affrontare oggi, non domani. I prossimi 30-60 giorni saranno critici per chi ha bisogno di finanziamenti.
Le PMI che saranno pronte – con diverse fonti di finanziamento, comunicazione trasparente con i banchieri e numeri solidi – attraverseranno meglio questa fase. Le altre rischieranno di trovarsi intrappolate in una banca paralizzata dalle indagini, con tempi allungati, spread gonfiati e garanzie più pesanti.
Il consiglio? Agisci adesso, non aspettare che la crisi di credito si faccia sentire direttamente sul tuo bilancio.
09/12/2025 Andrea Bertucci
